Pensieri Sparsi

silenziose parole lasciate al rumore del tempo…

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Nessuna prospettiva…

Queste sono le parole che descrivono questa fase(???) della mia vita… e forse di tanti altri della mia generazione. Nessuna prospettiva perché le prospettive costano e col mio stipendio non me le posso permettere. Con la paga che porto a casa, sommata a quella della mia compagna, una volta che abbiamo pagato tutte le spese, ci restano giusto i soldi per fare qualche viaggio, che è il sale, o meglio ancora, lo zucchero della mia vita, una boccata di ossigeno fuori dall’acqua. Alla fine non riusciamo a mettere da parte dei risparmi e mi chiedo cosa faremo quando ne avremo davvero il bisogno. Ogni tanto parliamo di matrimonio o di figli ma senza mai prendere in considerazione la cosa seriamente. La mia auto ha quasi 19 anni e presto si renderà necessario (a malincuore) sostituirla. E così quasi sicuramente dovrò ancora dipendere economicamente dai miei genitori; se questo 10 anni fa era il pane quotidiano oggi, a 30 anni suonati, mi provoca un senso di fastidio e di fallimento personale. So che per ogni necessità posso sempre contare su di loro ma forse avrei preferito che mi avessero insegnato prima ad arrangiarmi da solo.

I miei sogni intanto sono sempre lì ad accumulare polvere…

…e la magia si ripete

…come ogni anno il momento è tornato, arriva all’improvviso, senza che quasi ce ne rendiamo conto e dura poco… pochissimo… appena il tempo di coglierlo, sempre imbottigliati come siamo nel traffico della vita di ogni giorno. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile la primavera ci mostra il suo lato più delicato e suggestivo: sbocciano i fiori dei peschi e dei ciliegi, nascono le prime tenere foglioline verdi chiari dei pioppi, dei salici… Ogni anno, da trenta e più, in questi pochi giorni in cui la magia si compie rimango affascinato, estasiato, quasi eccitato. Mi coglie l’ansia di dover godere a fondo questo breve istante ed immancabilmente rimango deluso dal non riuscirci, intrappolato dagli impegni, dalla pigrizia e tanto altro ancora… mi pento, mi rammarico e mi rendo conto che una vita non basterà per rendermi soddisfatto di tutto quello che il mondo può offrirmi. E così un monento di gioa e di rinascita diventa ancora una volta l’occasione per pensare alla precarietà della vita rendendomi malinconico e angosciato.

La tecnologia imperversante

Trascrivo un pensiero scritto circa un mese fa:

A volte fatico a ricordare com’era il mondo anche solo una decina di anni fa, senza alcune delle tecnologie alle quali sono abituato e non riuscirei più a fare a meno. Ad esempio internet; meno diffuso del cellulare perché vittima di limiti di portabilità, ma enormemente più utile.
Penso alla musica, ai primi anni 90 ad esempio, gli anni in cui trovo molti tra i brani che prediligo. La tecnologia che vi gira attorno è cambiata tanto, ma credo che la musica si facesse meglio allora che oggi.
Ma ognuno è sempre figlio della propria epoca. Senza andare troppo indietro, talvolta mi capita di pensare a dovesse essere quando i miei genitori erano ragazzi, quando persino le auto erano ancora rare. Ma credo che, per quanto una parte di noi resti ferma alla propria giovinezza, al proprio momento migliore, non si possa non adattarsi al mutare dei costumi, della società, del mondo. E come io già fatico a ricordare di 15 anni fa, mi sembra che loro abbiano della loro infanzia solo un ricordo quasi fuori della realtà.

La gente dimentica in fretta.

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