Pensieri Sparsi

silenziose parole lasciate al rumore del tempo…

Il gatto

Mi fanno ridere (o forse in realtà più arrabbiare) quelle persone che non amano i gatti perché li giudicano egoisti ed approfittatori. Spesso sono persone che privilegiano i cani come se ci dovesse essere per forza uno schieramento a cui appartenere.
Su questo argomento se ne parla da secoli e grandi pensatori hanno già scritto aforismi fantastici.
Io credo che il gatto sia molto simile all’essere umano, sicuramente molto più di quanto non lo sia il cane. I suoi difetti, in fondo, non sono altri che quelli dell’uomo e forse chi se ne esce con questi giudizi dovrebbe prima di tutto osservare meglio se stesso.

Io riflettevo sul fatto che il gatto sia una via di mezzo tra un infante ed un adolescente: del primo ha il bisogno di essere accudito, nutrito e coccolato, il suo cercare il padrone quando ha bisogno, così come un bimbo cerca la madre. Sono questi bisogni primari, essenziali, come il neonato è mosso da un puro spirito di necessità, e non da sentimenti, lo stesso fa il gatto… perché biasimarlo? Dell’adolescente invece ha lo spirito di indipendenza, la voglia farsi gli affari suoi e di non dover subire coccole, carezze o rimproveri quando ha altre cose per la testa. Come lo si accetta per i propri figli lo stesso dovrebbe essere per il gatto.
L’errore è sempre quello di pensare che un animale possa avere la stessa percezione dei sentimenti che ha l’uomo. L’animale valuta in base alle cose che gli danno appagamento o piacere e basta.
In fondo poi l’amore per qualcuno, sia esso persona o animale è più vivo e forte quando non è appagato completamente. Io stravedo per il mio gatto, lei spesso non si comporta secondo le mie aspettative, questo provoca una certa sofferenza ma fa si che io continui a ricercare quella soddisfazione e quindi a riversare continuamente dell’affetto nei suoi confronti.
Tanto spesso si ama chi ci fa soffrire, magari solo nella speranza che possa smettere di farlo. Vi sono purtroppo situazioni in cui in tal modo si finisce per bruciare la propria vita inutilmente.
L’errore è aspettarsi che l’altro sia come lo vediamo noi o che debba snaturarsi per essere più simile a come lo vorremmo. Svevo in “Senilità” traccia un’analisi splendida di questo concetto.

Nello stesso turbine di pensieri, o forse era un’altra volta, pensavo su come l’amore per qualcuno/qualcosa derivi dal piacere, un piacere innato e/o coltivato. Ma non vorrei uscire troppo da discorso. Un’altra volta…

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